| "...Le anziane
e le invalide non possono mancare nemmeno nell'universo concentrazionario
e come in tutte le società anche a Ravensbrück si
cerca di risolvere il problema in base all'ideologia su cui il
sistema si fonda. Nella nostra società gli anziani, gli
inabili si emarginano, a Ravensbrück invece si ammazzano.
Come ho già detto, fino all'estate del '44 per eliminare
le vecchie, le inabili, le malate, si usano i trasporti neri.
I medici del campo, istruiti da tecnici della selezione di massa
provenienti da Auschwitz a intervalli regolari scelgono nell'ospedale
il materiale umano di scarto e lo trasferiscono in uno dei tanti
campi dove funziona la camera a gas. Di preferenza inviano i trasporti
neri nel campo di Majdanek, o a Linz, al castello di Hartheim.
I trasporti neri diventano più frequenti e più numerosi
a misura che le deportate aumentano e il lavoro delle fabbriche
distrugge a ritmo accelerato la manodopera impiegata nella produzione
bellica.
Con l'estate del '44 però la situazione dei campi dell'Ovest
subisce un cambiamento improvviso, non previsto dai piani di sviluppo
della società concentrazionaria.La rapida avanzata dell'armata
sovietica in territorio polacco costringe i nazisti a trasferire
i deportati dei campi dell'Est per non correre il rischio di doverli
abbandonare nelle mani dei russi che avanzano.Salta così
anche il piano della "soluzione finale del problema ebraico",
perché manca il tempo materiale per gassare e bruciare
centinaia di migliaia di prigionieri che all'arrivo in campo sono
scampati allo sterminio immediato in virtù delle direttive
di Pohl e sono stati avviati alla produzione bellica. L'esodo
dei deportati dai campi dell'Est ai campi dell'Ovest segue a breve
distanza le sconfitte che mettono in crisi l'esercito nazista:
lo sbarco in Normandia, la liberazione di Roma, l'avanzata sovietica
in Polonia, la caduta di Varsavia e coincide con azioni di rappresaglia,
con arresti e deportazioni in massa di resistenti di mezza Europa.
A Ravensbrück arrivano trasporti nuovi dalla Francia, dalla
Grecia, dalla Iugoslavia, dall'Italia. La famosa pulizia, il famoso
ordine, ritenuti fattori primari per la rieducazione delle deportate,
non sono più che un ricordo nella memoria di quelle che
sono in campo da parecchi anni. Nei letti i pagliericci a parallelepipedo
che costituivano il vanto del primo comandante si sono polverizzati,
le deportate dormono praticamente sulle assi, non ci sono più
lenzuola nè coperte; la sporcizia, i pidocchi hanno invaso
le baracche; le condutture sono intasate, manca l'acqua, manca
la luce; la razione alimentare diminuisce ancora: una zuppa a
mezzogiorno e un pezzo di pane la sera, che dovrebbe servire per
tutta la giornata. Arrivano fra il 2 e il 30 agosto quattordicimila
polacche da Auschwitz e subito dopo alcune migliaia di donne evacuate
da Varsavia, che, ingannate dalla propaganda nazista, per sfuggire
all'armata sovietica seguono volontariamente l'esercito tedesco
con tutti i loro beni trasportabili - denaro, gioielli, oggetti
d'arte, pellicce - e sono portate - dai loro amici - a Ravensbrück,
spogliate di tutti gli averi e cacciate come bestie sotto un'enorme
tenda militare, perché nei blocchi non c'è più
spazio.
La Tenda, eretta come riparo di emergenza all'interno del campo,
fra il blocco 24 e il blocco 26, su uno spiazzo che il teoria
avrebbe dovuto essere occupato dal blocco 25 e che in realtà
non è mai stato usato per tale scopo perché umido,
paludoso e inadatto per qualsiasi tipo di costruzione, diventa
il secondo mezzo di sterminio usato a Ravensbrück. In questo
periodo infatti si interrompono i trasporti neri, perché
quasi tutte le camere a gas dell'Est non funzionano più.
La tenda eretta in fretta e furia, senza letti e senza servizi
igienici, inghiotte una marea di donne - le polacche e altre -
sfinite dal viaggio, sporche, pidocchiose, assetate e affamate.
Scoppiano le epidemie, e la dissenteria, malattia endemica del
campo, miete più vittime della camera a gas; il forno crematorio
viene potenziato, con una terza bocca. La tenda - strumento di
sterminio per morte naturale - funziona per tutto l'autunno. C'è
ancora quando, il 4 dicembre, sono trasferita al sottocampo di
Siemens.
Per mesi ho visto le deportate sparire sotto quell'immensa cupola,
ho visto i cani di guardia, le Aufseherin e le Lagerpolizei che
impedivano a tutte noi di avvicinarci, neanche per portare un
po' d'acqua, ho sentito le urla e i lamenti delle rinchiuse. Ho
ascoltato il racconto di chi aveva assistito alle scene indescrivili
di vita e di morte quotidiana in quella tomba di sepolte vive,
e ho parlato con alcune sopravvissute. Nessuno è in grado
di dire quante vittime abbia ingoiato la tenda, mille volte più
tragica, mille volte più micidiale dei trasporti neri.Tuttavia
essa non risolve ancora il problema, non è un mezzo razionale
di eliminazione di tutte le inabili e le malate che a partire
dall'agosto del '44 stanno aumentando a ritmo vertiginoso. Eretta
in un periodo di emergenza, svolge la sua funzione senza regolarità
e troppo lentamente, mentre le circolari segrete di Himmler parlano
di sterminio totale e rapido di tutte le bocche inutili, di tutto
il materiale improduttivo.
Proveniente da Auschwitz, Schwarzhuber arriva a Ravensbrück
per perfezionare e dirigere le operazioni di sterminio. Si pensa
di applicare l'esperimento della tenda su scala più vasta.
Lo Jugendlager, campo di rieducazione per giovani tedesche traviate,
che si trova a due chilometri da Ravensbrück, è vuotato
in fretta e furia, le giovani delinquenti, si suppone, sono liberate
o trasferite altrove, e il luogo diventa un campo parcheggio in
attesa della morte per le deportate anziane, malate, inabili al
lavoro.
Fin dall'inizio del '44 le donne anziane vivono quasi tutte raggruppate
in un blocco, fornite di una carta rosa, una specie di tesserino
che le autorizza a rimanere durante il giorno nella loro Stube
a fare la maglia. Le tricoteuse, giudicate inabili a svolgere
qualsiasi lavoro pesante, godono apparentemente di un trattamento
di favore, perché non lavorano alle intemperie e stanno
sedute; esse sferruzzano, anche se per quattordici ore al giorno,
producendo maglie e calze per le S.S. e l'esercito. Tuttavia questo
trattamento di rigurdo non inganna le anziane del campo. Esse
si rendono conto del pericolo che corrono le deportate che hanno
ricevuto la carta rosa e che in ogni momento possono essere prelevate
tutte insieme e spedite in trasporto nero, e le sollecitano a
rinunciare alla carta stessa e a cercare un lavoro qualsiasi in
uno dei tanti Kommando del campo per mettersi al sicuro. Ma per
una tricoteuse che se ne va, dieci compagne, sfinite dalla corvée,
chiedono di prendere il suo posto, un po? per rinuncia e un po?
perché non credono o non vogliono credere alle voci, agli
avvertimenti. Le carte rosa, nel gennaio del '45, sono trasferite
tutte allo Jugendlager.
Lo Jiugendlager è già entrato in funzione ai primi
di dicembre, con quattromila donne evacuate da Auschwitz. Le deportate
che vi giungono, vengono alloggiate in quattro baracche, mille
per baracca, senza servizi igienici. "Un WC per mille persone",
dirà una delle poche sopravvissute. Le donne sono subito
messe a mezza razione di viveri e ogni giorno sono obbligate,
in pieno inverno, con 20° sotto zero, a rimanere cinque, sei
ore in piedi, fuori, all'appello. All'arrivo devono consegnare
le poche cose che hanno in più oltre al corredo e che hanno
comprato al mercato nero con l'unica moneta che si può
spendere in campo: pane e zuppa. Sono private di calze, sciarpe,
maglie, pezze per i piedi, pezzi di carta che riparano stomaco
e orecchie al freddo; devono consegnare anche la giacca o il cappotto.
In queste condizioni, secondo i calcoli le deportate dovrebbero
morire in un periodo di tempo relativamente breve, ma, quando
la morte naturale tarda a venire, le S.S. ricorrono alle iniezioni,
al veleno - una misteriosa polverina bianca -, alle fucilazioni..." |