| Madre
Teresa di Calcutta |
| "La più grande malattia dei giorni nostri
non è la lebbra o la tubercolosi, ma la sensazione di quell'insopportabile
solitudine di sapersi non amati, di avere dimenticato che cosa sia l'allegria
umana, che cosa sia il sentimento, pure umano, di essere amati e oggetto
di affetto... ...Il più grande dei mali è la mancanza di carità, la tremenda indifferenza di ognuno nei confronti dei propri vicini, verso coloro che vivono dirimpetto e che restano vittimo dello sfruttamento, della corruzione, della povertà e della malattia... ...Credo che situazioni così si vivano pure in famiglie che, d'altra parte, non hanno carenza di beni materiali e ne hanno perfino in abbandonza... ...Nudità non è solo la mancanza di un indumento, bensì la dignità umana di cui abbiamo spogliato la nostra povera gente, trattandoli come se fossero esseri inutili, come ladri, come vagabondi e fannulloni... ...raccolsi un giorno in una strada di Calcutta una donna che stava morendo di fame. Ebbene, per soddisfarla non dovetti far altro che offrirle un piatto di riso. Invece, quelli che vivono nella solitudine, che non hanno nessuno che li ami, che non hanno né una casa né una famiglia, gli emarginati che passano i loro giorni in una solitudine tanto terribile, quelli che sono conosciuti soltanto per il numero del loro appartamento e di cui si ignora il nome, oh, quanto ce ne sono...! So bene che esistono milioni e milioni di poveri, ma io penso a loro uno alla volta... Io, le mie Sorelle e i Fratelli prendiamo ogni persona, una persona singola, solo uno alla volta". Madre Teresa hai proprio ragione: è impossibile aiutare una categoria, non esistono le categorie, esiste la persona singola! Chiariscono meglio le parole di Madre Teresa due frasi scambiate fra lei e un moribondo: "Sia lode a te donna" le dice la persona sofferente, ma lei risponde: "No, sia lode a te che soffri". |