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Benito Mussolini
Seicentomila sono i morti italiani della prima guerra mondiale. Quelli che restano ad affrontare il dopoguerra sono stanchi e insoddisfatti per la situazione economica e sociale che tradisce tutte le loro speranze di una rinascita.
La vittoria dovrebbe risolvere, secondo le promesse, gran parte dei problemi esistenti ma la classe dirigente non ha alcuna intenzione di mantenere gli impegni presi.
Il momento grave e incerto apre la strada alle rivendicazioni popolari che si manifestano attraverso l'occupazione delle fabbriche nel Nord e l'occupazione delle terre nel Sud.
Nei disordini emerge un personaggio che, affermando di volersi occupare del benessere dei lavoratori e riuscendo a concentrare gruppi tra i più eterogenei, il 28 ottobre 1922 attua una Marcia su Roma in seguito alla quale il re gli incarica di formare il nuovo governo.
Si tratta di Benito Mussolini nato il 29 luglio 1883 a Dovia, frazione di Predappio, in Romagna.
E' più la madre, Rosa Maltoni, insegnante elementare, che si occupa della famiglia, anche dal punto di vista economico perché il marito, Alessandro Mussolini, dedito al bere e alle donne, non lavora regolarmente ed è più volte arrestato per i suoi comportamenti anarchici. Alessandro è un fabbro ferraio e proviene da una famiglia di proprietari terrieri decaduti ed è tra i primi socialisti a ricoprire la carica di consigliere comunale e di prosindaco a Predappio. Si ritiene un vero rivoluzionario e, anche per questo, chiama i suoi figli Benito, Andrea e Amilcare dai nomi di tre famosi rivoluzionari: Benito Juarez, Andrea Costa e Amilcare Cipriani.
Benito, dal padre, non riceve soltanto il nome ma eredita anche le sue passioni politiche.
Le condizioni economiche della famiglia sono davvero disagevoli, il cibo è scarso, tanto che più volte, in seguito, Benito Mussolini ricorderà quegli stenti.
Nel 1892 i genitori lo mandano in un collegio di Salesiani, a Faenza, dove è costretto a subire molte umiliazioni da parte dei suoi compagni. Lui però non regge a lungo e si ribella con atteggiamenti violenti, subendo così continue punizioni, fino a quando viene espulso dal collegio per aver ferito un compagno con un coltello.
La madre lo riporta a casa e lo segue personalmente negli studi fino al 1894 quando Benito entra nel Collegio Giosuè Carducci a Forlimpopoli.
A 18 anni prende il diploma di maestro e, nel 1902, ottiene una supplenza nella scuola rurale di Gualtieri, in Emilia. I genitori degli alunni, però, lo contestano per i suoi comportamenti inadatti a chi lavora a contatto con i bambini, infatti beve, gioca e intrattiene una relazione sentimentale con una donna sposata ad un militare in servizio.
Per sfuggire al servizio militare nel giugno del 1902 dice ai suoi genitori di aver trovato lavoro in Svizzera dove si reca davvero anche se la scelta gli procura non poca tristezza e dolore. Dopo aver lavorato come garzone e come manovale è costretto a servirsi del dormitorio pubblico e qualche volta dorme anche per la strada infatti viene arrestato per vagabondaggio. Cercando di migliorare la difficile situazione si dà da fare e riesce a trovare il modo impartendo lezioni private di lingua italiana. Ed è sempre in questo periodo che inizia a svolgere propaganda socialista. Per dimostrare la sua posizione di anticlericale pronuncia un discorso, rimasto famoso, in cui sfida Dio a fulminarlo all'istante per dimostrargli la sua esistenza.
I suoi autori preferiti sono Blanqui, Nietzsche, Stirner e Schopenhauer.
Comincia a scrivere per un giornale socialista e, grazie alla sua istruzione e facilità di parola, soprattutto in confronto agli altri emigranti italiani analfabeti, diventa segretario di un sindacato di muratori infiammando gli animi con il sogno di una rivoluzione del proletariato.
E' in Svizzera che conosce Angelica Balabonov, una colta profuga armena di religione ebraica.
Nel luglio del 1903 viene espulso dalla Svizzera ma in Italia, qualche mese dopo, falsifica il suo passaporto per poter tornare in terra elvetica e sfuggire così alla chiamata alle armi.
Nel 1904 trascorre qualche tempo in Francia dove viene arrestato. Quando viene rilasciato torna in Svizzera dove, mentre frequenta l'Università di Losanna, compie vari lavoretti che, però, non gli consentono sempre di sbarcare il lunario così viene spesso aiutato da alcuni dei suoi compagni socialisti come Giacinto Serrati.
Verso la fine del 1904 torna in Italia ed entra nel 10° Bersaglieri di Verona.
Quando nel 1905 muore prematuramente la madre, a soli 46 anni, Benito è sconvolto e depresso e, in risposta al biglietto di condoglianze del suo capitano, scrive una lettera nella quale descrive il turbamento dei suoi sentimenti ma anche un forte fervore patriottico.
Viene congedato nel 1906 e qualche mese dopo gli viene oferta la cattedra di maestro nella città friulana di Tolmezzo che lo accoglie, però, con antipatia. Come gli è accaduto qualche anno prima non riesce a mantenere un comportamento adatto ad un insegnante, e non ottiene nemmeno la disciplina da parte dei suoi alunni. Non perde il vizio di bere e di frequentare belle donne tanto che viene anche alle mani con un marito geloso.
Inutile sperare che la cattedra gli venga rinnovata, così, decide di tornare a Predappio dove, dopo aver conseguito l'abilitazione, diventa professore di francese nella scuola secondaria fino a quando, nel 1908, ottiene un incarico per insegnare questa lingua ad Oneglia, in Liguria. Qui si occupa di nuovo di politica e scrive per un giornale socialista,
La Lima, articoli anticlericali.
Quando viene licenziato dalla scuola ritorna in Romagna presso il padre. Qui si fa notare nell'ambiente socialista grazie alla sua partecipazione attiva agli scioperi. Durante uno di questi, organizzato ai braccianti, viene arrestato e assolto in appello dopo quindici giorni di carcere.
Nel 1909 si trasferisce a Trento, in quel periodo sotto la dominazione austriaca, dove assume la carica di segretario della Camera del Lavoro e la direzione del suo settimanale, l'
Avvenire del Lavoratore. In questo periodo conosce il leader socialista Cesare Battisti, riformatore, irredentista e anticlericale che dirige il quotidiano Il Popolo, del quale Mussolini, per un breve periodo, diventa capo redattore.
A Trento, dove viene anche arrestato per offese al clero e attività sovversiva, si ritrova spesso a prendere di mira Alcide De Gasperi, direttore del
Trentino e scrive che "bisogna creare una terza grande Italia, dei pensatori".
Nel settembre del 1909 viene espulso dal Trentino per mezzo di un decreto ottenuto dai clericali. Alcuni mesi dopo pubblica un romanzo anticlericale "
Claudia Particella l'amante del cardinale" e il saggio "Il Trentino veduto da un socialista".
Tornato in Italia a Forlì, nel 1910, va a vivere insieme a Rachele Guidi, figlia della compagna di suo padre, con la quale si sposerà nel 1915. Il primo settembre dello stesso anno nasce la sua prima figlia Edda. Gli nasceranno in seguito altri quattro figli, tre maschi e una femmina.
Tra il 1910 e il 1912 fonda il settimanale "
Lotta di classe", quattro pagine anticlericali e antimilitariste nelle quali Mussolini afferma, tra l'altro, che in Italia il sistema parlamentare non può funzionare.
Quando scoppia la guerra in Libia viene arrestato per la sua propaganda antimilitarista e condannato a cinque mesi di carcere. Una volta libero si fa notare al Congresso di Reggio Emilia del 1912 e, quando ottiene la direzione dell'
Avanti!, si trasferisce a Milano.

Tornato in Italia si stabilisce nella villa Feltrinelli a Gargnano, sul lago di Garda, cercando di seguire l'evolversi degli ultimi avvenimenti e dirigendo la Repubblica sociale, detta anche Repubblica di Salò.
L'8 gennaio 1944 si riunisce, a Verona, il
Tribunale Speciale per giudicare i "traditori" che avevano obbedito agli ordini del governo Badoglio. Tra gli altri viene condannato Galeazzo Ciano, il genero di Mussolini.
Il 23 marzo 1944 i
GAP - Gruppi di Azione partigiana - eseguono un attentato contro un reparto di militari tedeschi in via Rasella, a Roma, che provoca la reazione dei tedeschi: 335 detenuti del carcere di Regina Coeli e delle camere di tortura di via Tasso vengono giustiziati alle Fosse Ardeatine. Tra essi vi sono moltissimi ebrei.
Il 4 giugno 1944, dopo la cruenta battaglia di Cassino, gli Alleati liberano Roma e, il giorno dopo, sbarcano in Normandia.
Ormai Mussolini non si fa quasi più vedere, assorto nelle sue riflessioni che lo portano forse a rivedere la giustezza delle azioni di Hitler, compreso l'antisemitismo che considera adesso un errore. Nonostante ciò, forse confuso, mette ad amministrare le leggi antisemite, nella Repubblica di Salò, Giovanni Preziosi, un ex prete e fanatico antisemita.
Sul
Corriere della Sera scrive 17 articoli sul periodo 1940-43, nei quali sostiene, tra l'altro, di avere fatto il possibile per impedire lo scoppio della guerra che, però, è stata inevitabile. Tutti gli articoli verranno poi raccolti in un volume intitolato "Il tempo del bastone e della carota".
Il 17 aprile 1945, dopo lo sfondamento alleato della linea gotica, decide di lasciare Gargnano e di trasferirsi a Milano dove fa dei tentativi per trattare con il
Comitato di Liberazione Nazionale promettendo la successione della Repubblica e della socializzazione in cambio dell'incolumità per sé e per i suoi seguaci. Il tentativo fallisce e Mussolini, il 27 aprile, insieme a pochi dei suoi, camuffandosi da soldato tedesco, si accoda ad un'autocolonna germanica.
A pochi chilometri da Menaggio viene scoperto dai partigiani e condotto al vicino Borgo di Dongo insieme a Claretta Petacci, la donna con la quale da tempo intrattiene una relazione sentimentale.
Il giorno dopo, 28 aprile, giunge sul luogo Walter Audisio, più conosciuto con il nome di battaglia di colonnello Valerio, arrivato per eseguire la condanna a morte, comminata da un decreto del Comitato di Liberazione Alta Italia emanato il 25 aprile, nei confronti dei "
membri del governo fascista e dei gerarchi del fascismo colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all'attuale catastrofe".
Il comando della brigata partigiana, in funzione di tribunale di guerra, convocato dal colonnello Valerio, condanna a morte Mussolini e i gerarchi rimasti rinchiusi nel municipio di Dongo.
Valerio, a Bonzanigo, esegue la condanna a morte di Mussolini: lo uccide con una scarica di mitra, insieme a Claretta Petacci.


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