| Benito
Mussolini |
| Un po' prima dello scoppio della prima
guerra mondiale assume un atteggiamento interventista che gli costerà
l'espulsione dal partito. In seguito a questo, il 14 novembre 1914, decide
di fondare il giornale "Il Popolo d'Italia" che ha come
sottotitolo "quotidiano socialista". Probabilmente pensa che la guerra possa condurre alla rivoluzione da lui sempre sognata? Nel 1915 viene richiamato alle armi fino a quando, nel 1917, viene ferito durante un'esercitazione. Quando guarisce torna a dirigere il suo giornale e il 23 marzo 1919 fonda il movimento fascista "I fasci di combattimento", sfruttando ancora le sue doti di oratore e la sua capacità di riuscire facilmente a farsi seguire da fasce eterogenee della popolazione. La sua attenzione si rivolge sia al benessere dei lavoratori che al sostegno degli industriali. E proprio il 23 marzo scrive sul suo giornale: "Noi ci permettiamo il lusso di essere aristocratici e democratici, legalitari o illegalitari a seconda delle circostanze di tempo, di luogo e di ambiente". Il 28 ottobre 1922 organizza una "Marcia su Roma" ottenendo quello che voleva: il re Vittorio Emanuele III infatti gli dà l'incarico di formare il nuovo Governo. Per oltre vent'anni il fascismo tiene il potere in Italia. In Parlamento i nazionalisti e i conservatori aderiscono al nuovo governo mentre gli altri partiti passano all'opposizione. Il Governo del duce non dà molto spazio agli oppositori che via via si organizzano creando un movimento antifascista al quale aderiscono personaggi di vecchi partiti scomparsi. Probabilmente i motivi che inducono Mussolini ad entrare in guerra, il 10 giugno 1940, al fianco della Germania, contro la Francia e l'Inghilterra, sono essenzialmente due: l'affinità tra fascismo e nazismo che crea tra i due movimenti una sorta di legame "ideologico", e la convinzione che la Germania sia destinata a vincere la guerra e, in seguito, a dominare l'intera Europa. Quando, nel luglio del 1943, gli alleati sbarcano in Sicilia, Mussolini è costretto a dimettersi da un voto di sfiducia del massimo organo istituzionale dello stesso partito fascista (il Gran Consiglio) e viene subito arrestato per ordine del re. Il suo posto viene preso dal Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio. Viene mandato in esilio prima a Ponza, poi alla Maddalena, infine sul Gran Sasso. Il 14 settembre 1943 viene liberato da un gruppo di paracadutisti tedeschi e portato in Germania. D'accordo con Hitler, da una radio di Monaco, proclama la costituzione della Repubblica Sociale Italiana dicendo, tra l'altro: "Lo Stato che noi vogliamo instaurare sarà nazionale e sociale nel senso più lato della parola, sarà cioè fascista nel senso delle nostre origini. Nell'attesa che il movimento si sviluppi, sino a diventare irresistibile, i nostri postulati sono i seguenti: 1. Riprendere le armi a fianco della Germania. 2. Preparare, senza indugio, la riorganizzazione delle nostre forze armate. 3. Eliminare i traditori. 4. Annientare le plutocrazie parassitarie e fare del lavoro, finalmente, il soggetto dell'economia e la base infrangibile dello Stato. Contadini, operai e piccoli impiegati! Lo Stato che uscirà dall'immane travaglio sarà il vostro e come tale lo difenderete contro chiunque sogni ritorni impossibili". Tornato in Italia si stabilisce nella villa Feltrinelli a Gargnano,
sul lago di Garda, cercando di seguire l'evolversi degli ultimi avvenimenti
e dirigendo la Repubblica sociale, detta anche Repubblica di
Salò.
(Dall' intervista di Mussolini con Maddalena Mollier ai primi di marzo del 1945) |