La morte invocata
“Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il
vento tra i capelli, il sole sul viso. Io non sono né un malinconico
né un depresso…..morire mi fa orrore, purtroppo ciò
che mi è rimasto non è più vita…è solo
un testardo ed insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni
biologiche Piergiorgio Welby” (Lettera al Presidente della Repubblica).
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Quando penso alla mia vita, alla vita di tutti noi, non mi creo problemi
teologici. La mia vita è del Padreterno, della natura, del caso che
me l’ha data e che deciderà quando togliermela. Lo deciderà
anche se me la togliessi da solo, perché mi ha dato un cervello per
ragionare ed una volontà da usare. Usando, bene o male, questa mia
intelligenza uso un dono che la natura mi ha dato. In ultima analisi la
mia vita è “mia”.
Detto questo riconosco allo Stato il diritto dovere di cercar di impedire ch’ io compia gesti scriteriati ed autolesionistici senza una ragione più che valida. Lo Stato ha però il preciso dovere di stabilire quali siano i limiti di legge oltre i quali non ha il diritto di intervento.
I limiti sono dati dalla disperazione del malato incurabile e prigioniero di un corpo che non è più suo, ma è il sarcofago che contiene la sua terribile vita ed il suo dolore. In quel caso ogni uomo DEVE avere il diritto, etico e legale, di trovare chi lo aiuti a por fine alla sua tragedia. Naturalmente la decisione deve essere “solamente” sua, comunicata chiaramente e più volte.
Altrettanto naturalmente il criterio non si deve applicare qualora ci fosse la minima speranza di cura. Il dolore è un parametro importante ma non essenziale. Anche chi giace da anni immobilizzato e disperato non ha la necessità di dimostrare sofferenza fisica. La sua sofferenza morale è parimenti tremenda. Deve poter decidere della SUA vita.
Quelli che non DEVONO e non POSSONO chiedere che si usino leggi obsolete per inchiodare un disgraziato alla sua sofferenza, sono le confessioni religiose. Il cattolicesimo può predicare quel che vuole, consigliando a coloro dei credenti che sono disposti ad ascoltare tutto quel che accidenti desidera.
Non può, in maniera assoluta, cercar di impedire a chiunque lo voglia, cattolici o meno, di scegliere la “morte misericordiosa”. Non può né deve impedire che medici disposti ad aiutare i pazienti a por fine ai loro tormenti, siano impediti a farlo da leggi sostenute dalla chiesa, invocate dalla chiesa, imposte con mezzi subdoli dalla chiesa. Questo poi in nome di principi morali che NON SONO I PRINCIPI DI CHI VUOL SCEGLIERE LA PROPRIA SORTE.
La mia vita non è del papa, non dei cardinali, dei vescovi, dei preti, delle religioni in genere. La mia vita, lo ripeto, è mia e lo Stato, laico per costituzione, deve tappar la bocca a questi protervi predicatori dell’ingiusto tenendoli fuori dalle decisioni parlamentari.
Questo è il momento propizio per legiferare in merito. Lo si faccia, come in tutti i paesi civili è stato fatto da anni.
giba