la Morte
Quando la Morte si sentì male si preoccupò il creato. Eppure
la Morte stava male sentiva avvicinarsi la vita.
Non sarebbe potuto succedere altrimenti. Chi vive muore, ma se si vuol che la Morte muoia, occorre farla vivere.
Non bastarono gli sforzi della natura, Dio era distratto.
Così la Morte si consunse in un letto nero e visse. Si svegliò da viva e le cose, al mondo, cominciarono a cambiare.
Prima di tutto il giaguaro giovane che inseguiva la vecchia gazzella non ce la fece. Per giorni ci riprovò senza riuscirci e finì per rinunziare. Dimagrì e si rotolò a terra per la fame, ma non fu possibile, per lui, morire. Non morirono I suoi piccoli, risolsi a scheletri né morì, nei dintorni, neppure un filo d'erba.
La gazzella ingrassò a dismisura e si fece lenta. Non importava, ma l'obesità spezzò le gambe alla gazzella che non morì. Non poteva.
Nessuno morì più. Non I vecchi né I soldati al fronte. Loro venivano trapassati dai colpi ma, sanguinanti, vivevano.
I vecchi sofferenti invocarono la morte, ma non gli fu concessa neppure quella senza interventi dei Radicali. Continuarono a patire follemente ma vissero nell'orrore.
Fu necessario chiamar Dio che finse di risvegliarsi dal torpore.
Mandò Gabriele, con le sue ali bianche, a spiegare.
Un'assemblea di uomini e di animali, di germi e di creature evolute, si riunì in assemblea, su una stella.
"Vedete" disse Gabriele "la natura non vuole scegliere fra chi deve morire e chi ha il dovere di vivere. Deve scegliere fra chi deve vivere e chi ha il dovere di morire. Senza questo, nessuna vita è possibile."
Corsero tutti, germi e bisce, uomini e cani ad implorar la Morte di morire. La Morte era ben viva e non sentì ragioni.
Fu allora che l'insieme del creato uccise la Morte. Tutto tornò come era giusto che fosse. Si capì, da allora, che solo la Morte può dare la Vita. E gli uomini, le bisce, I cani, I germi, si riconciliarono con lei e capirono che senza Morte nessun uccellino attenderebbe di cantar la primavera.
Giba