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Gli dèi di Atene:

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Poseidone
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LE ANTICHE CIVILTA' E IL PARANORMALE: ATENE

MITOLOGIA E ORDINAMENTO RELIGIOSO

La religione greca, politeista, sembra svilupparsi a partire dalla seconda metà del II° millennio a.C.

In Grecia non vi fu mai una classe sacerdotale che regolasse e decidesse i riti, solo i poeti venivano considerati in grado di narrare le gesta e la vita degli dèi, e nonostante ciò man mano che nascevano i vari miti alcuni decidevano di dedicare tutta la vita al loro culto, formando 'movimenti mistici': tra i più importanti il culto di Dionisio o movimento orfico, i misteri di Eleusi dedicati a Demetra e Persefone.

In più frequenti erano i sacrifici.

Gli dèi avevavo ciascuno poteri specifici e indipendenti, e partecipavano attivamente (anche ostacolando o parteggiando per qualcuno in particolare) alla vita della polis.

Coloro i quali riuscivano a carpire informazioni sugli eventi futuri dagli dèi venivano detti 'indovini', ed erano ovviamente considerati molto importanti nella società soprattutto perché, riuscendo a comunicare direttamente con gli dèi, sapevano sempre cosa fare in momenti terribili quali epidemie o guerre al fine di ripristinare l'ordine voluto dalle divinità, e potevano comunque essere interrogati sul volere degli dèi in merito a qualsiasi situazione controversa o anche semplicemente per sapere se una qualsiasi azione o rito era a loro gradito o no.

Secondo i greci c'erano due sfere del creato: una in cui regnava al momento della creazione l'ordine, ed un'altra in cui regnava il caos più assoluto. Quella in cui regnava l'ordine era quella della vita di tutti i giorni: praticamente il cosmo, cioè l'universo in generale, la natura e l'uomo. Nell'altra invece, dove regnava il caos, si andava dopo la morte ed era considerata non-reale, quasi cioè un'illusione, dove tutto era possibile e nulla poteva verificarsi.

Le divinità principali erano all'incirca 12, ed avevano il compito di organizzare e partecipare alla vita della sfera reale. Queste 12 divinità, capeggiate da Zeus, non avevano poteri nel regno del caos, che era invece custodito da Ade, signore dell'oltretomba, e da altre divinità che a loro volta non avevano poteri nel mondo reale.

C'erano poi altre 'entità', che abitavano luoghi del mondo reale considerati comunque caotici, come i boschi molto fitti o comunque i luoghi in cui la civiltà e l'ordine dell'uomo non erano assolutamente padrone di nulla insomma, tutti quei posti dove la natura regnava incontaminata e a volte persino ostile all'essere umano.
Queste entità venivano descritte dai poeti, ed erano considerate a volte benevole e a volte malevole (ninfe, satiri, maghe ma talvolta anche strani esseri quali i ciclopi - Polifemo era un ciclope - le sirene ecc.)

Nonostante fossero assenti i sacerdoti la religione risultava comunque uno strumento politico, infatti gli dèi parteggiavano spesso per i maggiori esponenti della civiltà greca, o li ostacolavano... Di conseguenza naquero diverse 'sette' e spesso chi osteggiava lo Stato o qualche suo esponente si ritrovava a creare nuovi ordini 'religiosi' per sovvertirlo.

Si evince da ciò che man mano che il tempo scorreva si formarono sempre più dottrine 'mistiche', nelle quali si adoravano dèi diversi a seconda degli scopi da raggiungere.

Nella religione dell'antica Grecia importanza assoluta avevano le passioni, infatti basta esaminare la mitologia per comprendere appieno che la passione dominava la vita degli dèi ed influiva sulle loro azioni.

C'era poi il culto dell'eroe: secondo i greci gli dèi sceglievano, di tanto in tanto, la sorte di un determinato essere umano che, attraverso gesta coraggiose e dettate da sentimenti puri, trovava la morte per cause nobili (ad esempio la liberazione di una città, o l'amore per una donna). Quando il destino era compiuto l'uomo veniva premiato dalla divinità che aveva 'scelto' la sua sorte e gli venivano assegnati dei poteri quali la guarigione, la veggenza ecc. Diveniva quindi un semidio.

Il peccato più grande nel quale potevano incorrere i greci (forse l'unico veramente considerato peccato) era quello di diventare troppo superbi e prepotenti, rischiando poi di diventare un ostacolo per la libertà degli altri.

Il fatto che non ci fosse una vera e propria classe sacerdotale non escludeva però tutta una complessa ritualità, sia nel privato che a livello statale: secondo i greci infatti lo Stato doveva somigliare quanto più all'ordinamento degli dèi, e altrettanto la vita privata. C'erano perciò precisi riti di nascita, nuziali, funerari, e così via. In più ogni divinità gradiva un particolare tipo di ritualità.