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Gli dèi di Atene:
Zeus
Apollo
Era
Afrodite
Ermes
Artemide
Athena
Ares
Ades
Poseidone
Efesto
Pan
Estia
Narciso
Nèmesi
Satiri
Ninfe
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LE ANTICHE CIVILTA' E IL PARANORMALE: ATENE
MITOLOGIA E ORDINAMENTO RELIGIOSO
La religione greca, politeista,
sembra svilupparsi a partire dalla seconda metà del II° millennio
a.C.
In Grecia non vi fu mai una classe sacerdotale che regolasse
e decidesse i riti, solo i poeti venivano considerati
in grado di narrare le gesta e la vita degli dèi, e nonostante
ciò man mano che nascevano i vari miti alcuni decidevano di dedicare
tutta la vita al loro culto, formando 'movimenti mistici':
tra i più importanti il culto di Dionisio o movimento orfico,
i misteri di Eleusi dedicati a Demetra e Persefone.
In più frequenti erano i sacrifici.
Gli dèi avevavo ciascuno poteri specifici e indipendenti,
e partecipavano attivamente (anche ostacolando o parteggiando
per qualcuno in particolare) alla vita della polis.
Coloro i quali riuscivano a carpire informazioni sugli eventi futuri dagli
dèi venivano detti 'indovini', ed erano ovviamente
considerati molto importanti nella società soprattutto perché,
riuscendo a comunicare direttamente con gli dèi, sapevano sempre
cosa fare in momenti terribili quali epidemie o guerre al fine di ripristinare
l'ordine voluto dalle divinità, e potevano comunque essere interrogati
sul volere degli dèi in merito a qualsiasi situazione controversa
o anche semplicemente per sapere se una qualsiasi azione o rito era a
loro gradito o no.
Secondo i greci c'erano due sfere del creato: una in
cui regnava al momento della creazione l'ordine, ed un'altra
in cui regnava il caos più assoluto. Quella in
cui regnava l'ordine era quella della vita di tutti i giorni: praticamente
il cosmo, cioè l'universo in generale, la natura
e l'uomo. Nell'altra invece, dove regnava il caos, si andava dopo la morte
ed era considerata non-reale, quasi cioè un'illusione, dove tutto
era possibile e nulla poteva verificarsi.
Le divinità principali erano all'incirca 12, ed
avevano il compito di organizzare e partecipare alla vita della sfera
reale. Queste 12 divinità, capeggiate da Zeus,
non avevano poteri nel regno del caos, che era invece
custodito da Ade, signore dell'oltretomba,
e da altre divinità che a loro volta non avevano poteri nel mondo
reale.
C'erano poi altre 'entità', che abitavano luoghi del mondo reale
considerati comunque caotici, come i boschi molto fitti o comunque i luoghi
in cui la civiltà e l'ordine dell'uomo non erano assolutamente
padrone di nulla insomma, tutti quei posti dove la natura regnava incontaminata
e a volte persino ostile all'essere umano.
Queste entità venivano descritte dai poeti, ed erano considerate
a volte benevole e a volte malevole (ninfe, satiri,
maghe ma talvolta anche strani esseri quali i ciclopi
- Polifemo era un ciclope - le sirene
ecc.)
Nonostante fossero assenti i sacerdoti la religione risultava
comunque uno strumento politico, infatti gli dèi
parteggiavano spesso per i maggiori esponenti della civiltà greca,
o li ostacolavano... Di conseguenza naquero diverse 'sette' e
spesso chi osteggiava lo Stato o qualche suo esponente si ritrovava a
creare nuovi ordini 'religiosi' per sovvertirlo.
Si evince da ciò che man mano che il tempo scorreva si formarono
sempre più dottrine 'mistiche', nelle quali si
adoravano dèi diversi a seconda degli scopi da raggiungere.
Nella religione dell'antica Grecia importanza assoluta avevano
le passioni, infatti basta esaminare la mitologia per comprendere
appieno che la passione dominava la vita degli dèi ed influiva
sulle loro azioni.
C'era poi il culto dell'eroe: secondo i greci gli dèi
sceglievano, di tanto in tanto, la sorte di un determinato essere umano
che, attraverso gesta coraggiose e dettate da sentimenti puri, trovava
la morte per cause nobili (ad esempio la liberazione di una città,
o l'amore per una donna). Quando il destino era compiuto l'uomo veniva
premiato dalla divinità che aveva 'scelto' la sua sorte e gli
venivano assegnati dei poteri quali la guarigione, la veggenza
ecc. Diveniva quindi un semidio.
Il peccato più grande nel quale potevano incorrere i greci (forse
l'unico veramente considerato peccato) era quello di diventare
troppo superbi e prepotenti, rischiando poi di diventare un ostacolo
per la libertà degli altri.
Il fatto che non ci fosse una vera e propria classe sacerdotale non escludeva
però tutta una complessa ritualità, sia
nel privato che a livello statale: secondo i greci infatti lo Stato doveva
somigliare quanto più all'ordinamento degli dèi, e altrettanto
la vita privata. C'erano perciò precisi riti di nascita,
nuziali, funerari, e così via. In più ogni divinità
gradiva un particolare tipo di ritualità. |